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| GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE Il
1950 fu l'anno dell'Aurelia. Berlina molto bella e dalle grandi pretese.
Telaisticamente molto valida; fu progettata con la soluzione transaxle
(cambio al retrotreno) ed ebbe due varianti di sospensione posteriore,
tra cui il famoso ponte De Dion. Purtroppo la equipaggiarono con motori
ridicoli: la prima versione (la B10) montava un 1750 V6 con appena 57cv
(!). Già dal '51 però si utilizzò sulla B21 un due
litri da 70cv. In seguito le potenze (e le cilindrate) dei propulsori
continuarono a salire fino a raggiungere 115cv e 2.5 litri. Da ricordare
dell'Aurelia, la bellissima B24 Spider America di Pininfarina. Tutto sull' Aurelia e sull' APPIA
La Flaminia del 1956 fu l'ultima vera Lancia di prestigio. Una grande berlina dotata di motori 2.5 e 2.8 con potenze da 100 a 125cv. Fu l'auto per eccellenza del Papa e di vari presidenti della Repubblica. Degne di nota sono poi le varie spider e coupè realizzate da maestri quali Pininfarina, Touring e Zagato.Dopo la Flaminia, il buio…
Tutto
sulla Flaminia
UNA NOBILE DECADUTA La Flavia - (1960) non riuscì a reggere lo scettro d'ammiraglia, nonostante le numerose innovazioni che introdusse: fu la prima auto italiana a trazione anteriore, motorizzata da un boxer di 1.5 litri, che divennero poi 1.8 e 2.0. La due litri del 1971 era dotata d'iniezione elettronica. Purtroppo la nuova tecnologia (motore a cilindri contrapposti, iniezione elettronica e trazione anteriore) fu soggetta a tanti, tantissimi problemi d'affidabilità che non furono celati neanche dai ricchi allestimenti che il modello vantava. 1969:
Viene lanciata l' Autobianchi 112 (Dal
1968 AUTOBIANCHI è stata INTEGRALMENTE assorbita DA FIAT S.p.A.
). Vettura dalla linea compatta , caratterizzata da un ottimo
rapporto abitabilità - ingombro esterno e da alcune soluzioni destinate
a migliorare la sicurezza passiva, come il serbatoio posto davanti alle
ruote posteriori. La 112 è rimasta sul mercato fino al 1985. I
numerosi restyling susseguitisi negli anni ( 1975-1977-1979-1982 e 1984)non
hanno mai stravolto l'impostazione e lo stile della simpatica utilitaria.
La versione ABARTH è stata quella più ambita
dai neopatentati (e non solo!) degli anni '70 e '80, il motore decisamente
potente per l'epoca ha dato parecchia polvere ai semafori e sulle strade
di montagne a blasonate berline e coupè.
Sulla falsariga della Flavia vediamo nascere la Gamma: un'improbabile ammiraglia due volumi (1976), motorizzata dal boxer 2 litri della progenitrice e da un altrettanto improbabile 2500 con soli quattro cilindri, anch'essi contrapposti. La vettura aveva un buon comportamento dinamico mortificato, purtroppo, dai propulsori: il 2,0 litri era un motore vecchio e inadeguato e 2500cc era lento, pesante, assetato e poco potente. Fu un autentico fallimento, nonostante il supporto della bellissima versione Coupè (afflitta dagli stessi problemi della berlina). Fu prodotta in pochissimi esemplari, non entrò mai nelle classifiche di vendita, e arrivò al 1984 agonizzante.
Intanto, dall'81 in poi, il ruolo di vera ammiraglia di casa fu gradatamente ricoperto dalla Beta Trevi: in sostanza una Beta (la media a due volumi degli anni '70) tagliata di netto poco dietro il montante posteriore per far posto ad una coda che costituiva il terzo volume. Benché non fosse bella (sembrava realizzata da un boscaiolo, a colpi d'ascia), aveva una certa eleganza. Peccato per gli interni: le ultime serie non avevano una plancia "normale", furono equipaggiate da un cruscotto dal design molto avveniristico che ricordava il pannello di comando di un'astronave. Non vendette molto e arricchì la già cospicua la lista d'insuccessi commerciali (nonostante la vittoriosa carriera delle Lancia nei rallies degli anni '70 e '80) …
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